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Fiumi sempre più inquinati secondo Greenpeace
data 05-10-2011
» Fiumi sempre più inquinati secondo Greenpeace

Sono davvero sconfortanti i dati diffusi dal dossier “Danni Sommersi” elaborato da Greenpeace e nel quale è stata analizzata la condizione dei fiumi del Sud del mondo. Nel rapporto si legge infatti come anche questi fiumi potrebbero fare la fine di quelli del Nord industrializzato, inquinati e sfruttati in maniera sconsiderata, avendo come conseguenza una significativa alterazione degli equilibri degli ecosistemi delle acque dolci, senza contare il danno sociale ed economico che ne scaturirebbe.

Il rapporto di Greenpeace ha concentrato la sua attenzione sui corsi d’acqua dei paesi emergenti, cercando di capire quale fosse la situazione della rete fluviale. Ebbene i risultati ottenuti sono stati alquanto sconfortanti. Sotto il mirino degli osservatori di Greenpeace sono finiti fiumi come il Neva in Russia, il Chao Praya in Thailandia, lo Yangtze in Cina e il Marilaonelle nelle Filippine, fiumi di importanza vitale e strategica in questi paesi in quanto forniscono acqua potabile alle popolazioni locali sia per uso domestico che agricolo. Ebbene è stato rivelato che la maggior parte di questi fiumi contiene sostanza tossiche per la salute umana, e più precisamente bioaccumulatori vale a dire sostanze capaci di saldarsi alla catena alimentare ed impossibili da eliminare una volta dispersi nelle acque.

Vittoria Polidori, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace, ha spiegato:

Nei paesi occidentali l’inquinamento delle acque da composti chimici pericolosi ha determinato così tante difficoltà tecniche, economiche e politiche da essere ingestibile. Per questo l’obiettivo è quello di mettere a disposizione dei paesi emergenti le nostre drammatiche esperienze perché essi sappiano difendersi visto che è proprio li che è stata trasferita gran parte della produzione chimica e manifatturiera. I danni arrecati dall’inquinamento industriale alla salute umana e alle economie locali raramente sono presi in considerazione. Ancor più difficile è che questi danni siano compensati non perché essi siano impossibili da colmare ma perché è difficile identificare chi inquina e ancor di più imporre il principio che chi inquina paga”.

Nel dossier di Greenpeace, inoltre, vi è contenuta una speciale sezione tutta dedicata alle grandi bonifiche dei corsi d’acqua , come è avvenuto nel caso del fiume Hudson nello Stato di New York che per anni è stato il bacino di raccolta delle acque di scarico della General Eletric. Da circa 30 anni gli sversamenti di PCB, policlorobifenili e altri composti chimici sono state interrotte, sebbene il fiume sia ancora inquinato nonostante la GE abbia già sborsato 1,4 miliardi di dollari per la bonifica. Area più contaminata d’Europa è invece il Laborec in Slovenia dove, nonostante le promesse di sostegno della comunità internazionale, le opere di bonifica non sono ancora iniziate.

E in Italia?

Non va meglio nel nostro paese, dove l’allarme è stato lanciato qualche mese fa dal WWF che, nell’ambito del Convegno Fiumi d’Italia, rese noto come 26 corsi d’acqua su 30 sono inquinati, nonostante la Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE avesse stabilito come entro il 2015 si sarebbe dovuto raggiungere un buon stato ecologico degli ecosistemi d’acqua dolce. Sempre nell’ambito di quel convegno, WWF aveva fatto notare come i corsi d’acqua italiani fossero malati di una “patologia umana”, ovvero di un incuria e di un senso di irresponsabilità da parte di industrie e privati.

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