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L’Europa pensa a divieti o multe per le buste di plastica
data 26-10-2011
» L’Europa pensa a divieti o multe per le buste di plastica

In Italia si tratta di una questione già affrontata e risolta grazie alla decisione presa qualche tempo fa dal ministro Stefania Prestigiacomo di mettere al bando le buste di plastica. Ora pare che anche l’Europa voglia seguire il nostro esempio, visto che la Commissione Europea sta discutendo sulla possibilità di introdurre una tassa o un divieto sulle buste di plastica proprio come è avvenuto in Italia. 

Qualche giorno fa, infatti, la Commissione Europea si è interrogata sulle modalità e su suggerimenti per lo smaltimento dei miliardi di sacchetti di plastica usati nell’UE che, come noto, impiegano centinaia di anni per decomporsi.

Il Commissario per l’Ambiente, Janez Potocnik, ha di fatti dichiarato:

“Cinquant’anni fa, la borsa in plastica monouso era quasi sconosciuta. Ora si usano anche per pochi minuti inquinando l’ambiente per decenni. Ogni persona che vive in uno Stato membro dell’UE utilizza in media 500 sacchetti di plastica all’anno per un totale di 3,4 milioni di tonnellate di plastica, pari a quanta ne è stata usata per i 2 milioni di auto prodotte in Europa nel 2008”.

Il Commissario Potocnick non può fare a meno di ammettere che il problema sia serie e complesso, sebbene alcuni Stati europei, tra i quali l’Italia, abbiano già provveduto a bandire i sacchetti di plastica. Tuttavia non si è potuto fare a meno di sottolineare che non esiste una norma specifica a livello comunitario e come pertanto un intervento della Commissione sia necessario. Intervento che è ancor più sentito in quanto è stato richiesto un parere pubblico sulla Direttiva UE Packaging che stabilisce di riportare sulle etichette dei prodotti il grado di biodegradabilità. Il parere avrà infatti il compito di arginare l’espandersi del fenomeno relativo a tutti quei messaggi pubblicitari soprattutto di greenwashing che finiscono con lo spacciare le confezioni per biodegradabili  quando in realtà non lo sono. La Commissione Europea ha infatti spiegato:

“La pubblicità di un prodotto con imballaggio biodegradabile quando in realtà non lo è in condizioni naturali può essere forviante e contribuisce alla proliferazione di rifiuti”.   

Ma come affronterà il problema Bruxelles?

Per il momento la Commissione ha chiesto aiuto ai cittadini dell’Unione lanciando un appello ed invitando tutti a presentare delle idee per affrontare il fenomeno dei miliardi di shopper di plastica usati ogni anno nel territorio dell’UE. Tra le proposte che sino ad ora sono state presentate c’è l’idea di un’imposta per chi utilizza i sacchetti di plastica, quella che chiede di dare una maggiore visibilità ai prodotti imballati con materiali biodegradabili e quella di stabilire delle regole molto più dure per quanto concerne i requisiti di biodegradabilità degli imballaggi. 

“La decisione del Commissario UE Janez Potocnick di indire una consultazione popolare europea via internet sulle scelte da assumere per limitare l’impatto dei sacchetti di plastica non biodegradabili sull’ambiente – ha commentato Stefania Prestigiacomo, Ministro dell’Ambiente - è un positivo colpo d’ala. Sono convinta che l’opinione pubblica europea, come ha dimostrato in questi mesi quella italiana che ha accolto con favore l’eliminazione degli shopper dannosi per l’ambiente, abbia ben chiaro quanto grave sia il danno all’ecosistema dei sacchetti di plastica e si pronuncerà a favore della loro eliminazione. L’Italia, primo paese europeo “plastic bag free” ha fatto da battistrada, da avanguardia in questo campo, ponendo il tema al centro del dibattito degli organismi comunitari e stimolando una più ampia informazione e assunzione di responsabilità. Credo – ha poi concluso il ministro - che siamo sulla strada giusta per mettere definitivamente al bando prodotti che inquinano e sono un pericoloso e riconosciuto killer della nostra fauna ittica”.

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