Sembra si sia trovata una soluzione al problema di produrre energia senza sottrarre terreni alle coltivazioni agricole. E’ questa la speranza almeno stando a quanto si è realizzato a Virgilio, in provincia di Mantova, dove nei è stato inaugurato il primo impianto agrofotovoltaico al mondo.
Ma di cosa stiamo parlando?
Si tratta di una serie di pali dell’altezza di 4,5 metri posti tra loro ad una distanza di circa 12 metri, i quali fungono da intelaiatura, tra i quali è poi montato un sistema che sostiene dieci pannelli solari monocristallini. Grazie all’altezza sulla quale è montato il sistema di impianto è possibile consentire il passaggio dei mezzi agricoli e la coltivazione dei terreni, senza andare quindi a compromettere e a danneggiare il settore delle coltivazioni. Autore e produttore di questo innovativo sistema è la REM(Revolution Energy Maker), una società che ha ora deciso di brevettare il proprio progetto.
L’iniziativa è partita circa tre anni fa da sei gruppi industriali italiani di energia, costruzioni e meccatronica, più precisamente dalla Sandrini di Mantova, dalla Fustinoni di Bergamo, dalla Intergeo di Brescia, dalla Melis di Cagliari, dalla Dermotricos Engeneering di Brescia e dalla Biesse di Genova, mentre la realizzazione sui 16 ettari mantovani è stata resa possibile dalla Rem.
“Quando abbiamo unito le forze in Rem-ha dichiarato il presidente Roberto Angoli- avevamo solo un’idea chiara in mente: investire nelle migliori tecnologie rinnovabili, a patto che fossero ad emissione zero ed eco-compatibili. Da qui è partito un gruppo di studio multidisciplinare che per 18 mesi ha esaminato le opzioni. Una volta escluse le biomasse, abbiamo deciso che il solare era la soluzione, ma come implementarlo?Come rendere compatibile le necessarie grandi superfici con l’ambiente?Dovevamo trovare il modo di integrare il fotovoltaico con l’agricoltura. Ora siccome sul mercato non c’erano quelle tecnologie che permettessero di sviluppare un impianto fotovoltaico senza togliere aree all’agricoltura, abbiamo deciso di realizzare questo impianto zero”.
Ed in effetti la soluzione è ingegnosa, visto che i dieci pannelli solari a monocristalli, sostenuti dai pali, sono in grado di spostarsi con il sole permettendo ai raggi di raggiungere anche le colture. Inoltre le macchine dialogano tra loro tramite un sistema wireless, mentre l’intero impianto è dotato di un sistema di irrigazione automatico e di una rete di antenne che aiutano i mezzi agricoli a guida computerizzata.
Per il momento la Rem ha in programma la costruzione di altri tre impianti; nel mantovano a Marcaria e due nel piacentino a Castelvetro e a Monticelli d’Ongina, mentre la tecnologia dell’agrofotovoltaico è già pronta per l’estero visto che già la società francese Ecodelta ha costituito con la Rem una joint venture per un impianto oltralpe di 35 Mw.
Per il momento il progetto è ancora ad una fase di sperimentazione e si aspetta di valutarne il comportamento e stabilire se ci potrebbero essere dei problemi e degli imprevisti nei calcoli di progettazione. Ma se il sistema dovesse funzionare l’intenzione della Rem è quella di estendere il progetto e vedere se possa essere sviluppato su ampia rete e nel medio termine.