
La Legge Finanziaria del 2007 aveva stabilito all’articolo 1 che le singole Regioni provvedessero all’approvazione di un piano che riorganizzasse la rete delle strutture pubbliche adibite all’erogazione di prestazioni specialistiche e diagnostiche di laboratorio. Questa norma si collocava all’interno di un più ampio processo di riorganizzazione, razionalizzazione e adeguamento degli standard tanto organizzativi quanto relativi al personale delle prestazioni di diagnostica di laboratorio. Questo processo di ristrutturazione riguardava tutti i sistemi regionali e trovava fondamento nei processi di incremento delle funzionalità delle strutture pubbliche.
Il regolamento, e il decreto specifico arrivato solo qualche mese fa, cercava quindi di rispondere ad un incremento della domanda delle prestazioni diagnostiche, incremento da correlare al netto aumento del cosiddetto “consumerismo”, ovvero l’attenzione che le persone prestano alla propria salute. Ne consegue che l’efficacia dell’assistenza sanitaria dipende molto dalle tecnologie, le quali ne condizionano fortemente l’efficacia; di qui il bisogno di valorizzarle e di rafforzarla. Chiaramente all’interno delle tecnologie rientra anche la funzione diagnostica che va valorizzata a livello della governante dei servici sanitari. Ciò si traduce, per quanto concerne i laboratori, in processi di consolidamento delle piattaforme e in una netta razionalizzazione del numero delle strutture di laboratorio. L’obiettivo del dispositivo ministeriale e dei successivi regolamenti, era quindi quello di garantire un miglioramento dei servizi per i cittadini, attraverso servizi più capillari e un più elevato livello di sicurezza delle prestazioni.
Tuttavia non tutti sembrano aver ben accolto la norma, nel timore che un suo cattivo utilizzo possa tradursi anziché in servizi migliori, in un peggioramento delle prestazioni offerte. L’allarme, da parte di alcune compagini politiche, è scattato in molte regioni, tra le quali la Campania, dove già si punta il dito contro il decreto 55.
Secondo alcuni “Il decreto 55 del 2010 sulla riorganizzazione della rete dei laboratori di diagnostica, inserita nel piano sanitario di rientro regionale, prevede la chiusura della maggiore parte dei laboratori distrettuali e l’istituzione di soli centri di prelievo con una situazione di grave criticità per l’utenza”. “Due esempi su tutti riguardano i distretti sanitari di base 25 e 27, ubicati in zone strategiche della città come Fuorigrotta e il Vomero, facilmente raggiungibili con mezzi pubblici, la cui chiusura lascerà i cittadini sprovvisti di ambulatori pubblici, specializzati nel monitoraggio dei pazienti che necessitano di assistenza continua”.
Ufficio Stampa
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