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Batterio killer e spettrometria di massa
data 08-06-2011
» Batterio killer e spettrometria di massa

Colloquio con il prof. Antonio Malorni

Mentre in Germania gli scienziati sono alla prese con un vero e proprio rompicapo, un Chimico del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) di Avellino sà come scovare il batterio killer in tempi rapidissimi.

Il prof. Antonio Malorni  ha condotto e pubblicato uno studio con il quale è stato messo a punto un metodo rapido per l’identificazione dei batteri, fra cui quello della Escherichia coli responsabile del focolaio tedesco. I
Il segreto sta tutto nello spettrometro di massa. “Mettendo le cellule batteriche in questa apparecchiatura, in base gassosa – spiega all’Adnkronos Malorni – si ottengono una serie di molecole che definiscono il profilo del batterio. Si ottiene, in sostanza, una sorta di impronta digitale del microrganismo patogeno”.
Dopo anni di studi, Malorni si è fatto una sua idea sull’origine della contaminazione. “Siamo nel campo delle ipotesi, ma ci troviamo di fronte a un microrganismo completamente nuovo, almeno questo è quanto ha affermato l’Oms”, dice. Ma la letteratura parla chiaro: “Nella storia delle contaminazioni alimentari con E. coli O157:H7 (batterio simile a quello di oggi, virulento quasi quanto il ceppo attuale, ndr.), l’origine è stata sempre da carne e derivati”.
Due sole le eccezioni, chiarisce l’esperto, un caso di contaminazione causata dall’acqua non ben clorata, negli Stati Uniti all’inizio del 1990, e un caso originato da germogli di ravanello bianco, episodio che avvenne in Giappone nel ’96 e provocò 8.500 intossicati, 106 casi di Seu e 3 decessi.
  Malorni, di contro, non esclude l’ipotesi che il batterio possa essere stato creato in laboratorio, e successivamente “fuggito”. “Non è pura fantasia – dice il ricercatore – il sospetto che un microrganismo ingegnerizzato sia ‘scappato’ dal laboratorio è un sospetto condivisibile. La mutazione sarebbe potuta avvenire in vitro, anche se è assolutamente naturale che un batterio, in condizioni favorevoli, come può essere un ambiente molto basico o molto acido, possa avere una mutazione del Dna replicandosi e dare vita a un ceppo più virulento della cellula madre. E’ già avvenuto altre volte e può ripetersi”.

Fonte: ADNKRONOS

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