
Lorenzo Pinna
Autoritratto dell'immondizia
Come la nostra civiltà è stata condizionata dai rifiuti
Bollati Boringhieri, 2011
Un’analisi della città sotto il profilo della gestione dei rifiuti urbani è la chiave di lettura del libro di Lorenzo Pinna Autoritrattodell’immondizia, edito da Bollati Boringhieri. A partire dalla preistoria, passando per la società dei cacciatori e dei raccoglitori fino ad arrivare ai giorni nostri con la crisi dei rifiuti a Napoli, l’autore traccia le tappe dell’ascesa e del declino della filosofia dell’«allontana e dimentica», ovvero allontanare i rifiuti dalla vista nascondendoli sotto il “tappeto”.
I micropredatori, i batteri hanno per secoli tormentato e fagocitato le città. Solo con la modernità e l’introduzione di reti idriche e fognarie il problema è stato arginato. Se i reflui urbani potevano essere in qualche misura controllati restava però il problema di quelli industriali nelle aree urbane. Nello specifico, almeno fino agli anni Settanta, in Italia non esistevano leggi che controllassero la composizione e lo scarico dei rifiuti nei fiumi e nei mari. Fu solo agli inizi degli anni Settanta che si cominciò a mettere in discussione il modello di sviluppo industriale dell’«età dell’oro», del secondo dopoguerra. L’ambiente entra nell’agenda politica nel 1974 nel quarto governo presieduto da Mariano Rumor quando si formò il dicastero dell’Ambiente, senza portafoglio. Ma l’ecologia e l’esigenza di attuare politiche verdi per contrastare la crescita selvaggia degli anni precedenti avevano ormai preso piede fino alla costituzione del Ministero dell’Ambiente nel 1986 che aveva riunito competenze sparse in altri ministeri.